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Esistono molte leggende sull’origine del caffè, che viene collocata a seconda in Etiopia nel XIII secolo o nella Penisola Arabica nel XIV.

L’etimologia stessa della parola “caffè” la fa derivare dalla parola araba “qahwa”, che indicava in origine una bevanda estratta da dei semi, di colore rosso scuro, che aveva effetti stimolanti o eccitanti ed era usata come medicinale.

Ad ogni modo, il caffè si diffonde rapidamente in tutto il mondo musulmano nel XIV-XV secolo soprattutto perché è visto come un’ottima alternativa al vino, bevanda vietata dal Corano.

Nel XVI secolo questa bevanda arriva in Italia (e quindi si diffonde in Europa) grazie ai commercianti veneziani ed ai loro rapporti commerciali con il Vicino Oriente e veneziana è anche la prima, vera bottega del caffè in Italia, aperta nel 1683 in Piazza San Marco, dove il caffè viene preparato “alla turca” con una tostatura molto scura.

L’accoglienza che gli Italiani riservarono a questa nuova bevanda fu inizialmente incerta: infatti, essendo il caffè originario del mondo musulmano, era credenza popolare che fosse una bevanda ideata dal Diavolo in persona!

Il superamento di questa cattiva fama si deve al papa di allora, Clemente VII, il quale la apprezzava moltissimo e riteneva che fosse una bevanda “troppo deliziosa per lasciarla ai miscredenti” e decise così di battezzarla per renderla cristiana.

Da quel momento in poi, il caffè si diffonde in Italia in maniera inarrestabile ed il nostro paese diviene rapidamente quello che meglio di tutti ha saputo valorizzarne le potenzialità, grazie anche alla varietà di metodi di preparazione e di miscelazione che ne esaltano l’aroma.

Ad esempio, un valente studio sulla migliore tostatura e miscelazione di caffè è opera di Pellegrino Artusi il quale, nella seconda metà del 1800, affermava che la miscela ideale sarebbe data da “250 gr di Porto Rico, 100 gr di Santo Domingo e 150 gr di Moka, tostati separatamente a legna, anziché a carbone”.

Per quanto riguarda i metodi di preparazione, invece, quelli che hanno reso il caffè italiano famoso in tutto il mondo sono senz’altro l’espresso e la moka.

L’espresso, sinonimo di “preparato sul momento”, fu ideato in origine per ridurre i tempi di preparazione del caffè nei locali pubblici.

All’Ing. Luigi Bezzera, milanese, dobbiamo nel 1901 il brevetto della prima macchina da caffè espresso a vapore, brevetto che fu poi sviluppato, modificato e migliorato nei decenni successivi da altre aziende nostrane finché, nel 1948, Achille Gaggia introdusse il metodo di “estrazione a pressione”, innovazione che permise di ottenere il caffè espresso come lo conosciamo oggi, una bevanda concentrata ed aromatica, quasi cremosa.

La Moka, invece, è rimasta sostanzialmente immutata nel corso dei decenni sin da quando, nel 1933, fi ideata da Alfonso Bialetti, diventando uno dei prodotti del design industriale italiano di maggior successo al mondo e meritandosi persino un posto permanente al MoMa di New York.

Grazie alla sua semplicità d’uso, la Moka è diventata la macchina da caffè per eccellenza delle famiglie italiane e lo è tuttora, a dispetto dell’avvento in tempi molto recenti delle macchine da espresso funzionanti “a capsule”, che consentono di ottenere in casa il caffè espresso del bar.